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Digitale | Terzo Paradiso 2030 https://www.terzoparadiso2030.org Wed, 08 Jun 2022 05:17:48 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.4 Il digitale è reale https://www.terzoparadiso2030.org/noi/il-digitale-e-reale/ Fri, 06 May 2022 20:19:10 +0000 https://www.terzoparadiso2030.org/?p=4288 Usiamo il digitale per qualsiasi cosa

Trent’anni anni la fonte del sapere era la biblioteca, era una cosa reale, da toccare con mano, una cosa concreta. Oggi la prima cosa che ti viene in mente è cercare su Google. Ecco: il digitale spesso e volentieri crea questo corto circuito. Ti fa accedere immediatamente all’informazione e tu credi che quello sia reale. Rispetto a questo, Umberto Eco ci ha messo in guardia.

Oggi si parla di seconda vita nel digitale 

Esistono anche programmi che si chiamano proprio Second life: realtà parallele dove tu sei un avatar,  sei un soggetto digitale che vive in  questa realtà parallela e lì si possono avverare tutti i sogni del  mondo. Credo che la difficoltà più grande oggi sia proprio quella di navigare in questo mondo digitale, della ricerca di informazioni e della seconda vita, il Metaverso di Zuckemberg. D’altra parte è una grandissima opportunità. Pensa agli anziani, ai disabili, alle persone non si possono spostare. Possono visitare i musei, possono fare navigazioni virtuali, possono vedere i quadri, sapere in tempo reale quello che succede  dalla parte opposta del mondo. Questa opportunità 50 anni fa non c’era.

Il fatto che succede alla tua testa non vuol dire che è finto: è comunque reale

La difficoltà più grande è che non si riesce spesso a distinguere la realtà quotidiana, concreta dei nostri affetti, delle nostre relazioni reali, da questo mondo virtuale, che diventa la tua stanzetta segreta, dove tu dialoghi con te stesso e con gli altri. Alla fine vedi il mondo riflesso di te stesso.

Il problema è etico

Non si insegnano ai ragazzi gli strumenti per poter decodificare questa realtà ulteriore: il digitale fa parte della realtà, non riusciamo a insegnare ai nostri figli come poter vivere anche in quella realtà, a discernere quello che è giusto da quello che è sbagliato o semplicemente quello che è vero da quello che è falso.

La questione è alla base della cittadinanza digitale, perché tu, nel mondo del digitale, poi anche forzare l’opinione pubblica, puoi fare propaganda. Lo vediamo: dagli scandali di Cambridge Analytica, alla pubblicità politica, fino alla guerra. Non avere capacità cognitive per poter decodificare questo mondo digitale fa in modo che tu lo subisca: è una cosa assolutamente reale. Impatta sulle tue scelte quotidiane, da una scelta di un acquisto, a un profumo o a un suono, da un’opinione politica ad una qualsiasi percezione della realtà.

Sei dentro a una frattura

Per vivere la rivoluzione digitale, come in tutte le rivoluzioni, non puoi usare i canoni di decodifica della realtà che esistevano prima della rivoluzione per capire quello che succede dopo la rivoluzione. Sei dentro una frattura: quella frattura dove creare nuovi strumenti, nuovi processi, nuovi valori educativi.

Te la faccio semplice

È diventato molto complicato. Questo eccesso di informazioni implica un aumento profondo della nostra capacità cognitiva, per capire e discernere il significato di quelle informazioni.

Il digitale, 01, funziona per logiche acceso-spento dei circuiti, ma i circuiti, le macchine, i robot, l’intelligenza artificiale, qualsiasi cosa tu metti in digitale, non comprende il significato di quello che tu stai dicendo. Può fare delle interpretazioni, è sempre un algoritmo che fornisce l’uomo, ma l’uomo è una macchina superiore rispetto alla macchina fisica del digitale. Deve fare l’uomo: deve avere capacità cognitive molto profonde, di poter accedere la fonte, di poterla decodificare, visualizzare, anche con strumenti differenti rispetto a quelli classici.

Tu sai bene cosa penso della scrittura

La scrittura è abbastanza inutile oggi nel terzo millennio, se vuoi usarla come unico strumento per decodificare il mondo. Il digitale aiuta tantissimo in questo, ma non basta. Ci vuole il testo, la scrittura, il video, ci vuole la complessità. In una società fluida, come dice Bauman, la complessità ha messo in ginocchio la nostra capacità culturale di capire il mondo che ci circonda.   

II digitale è un ulteriore strumento tecnologico

La tipografia è stata uno strumento tecnologico fondamentale per normalizzare l’accesso un testo scritto. Il digitale è andato oltre. Ha creato i font. C’è la nuova professione dei designer, che sono capaci di trasformare un concetto in una forma visuale e spesso infografica, in mappe che ti permettono di cogliere il significato più profondo di quello che, con una tabella asettica di numeri, non riesci a cogliere o non riesci a trasmettere.

Probabilmente ci vuole un Terzo Paradiso

Ci vuole una capacità di andare oltre e mixare per passare, dopo la rivoluzione digitale, a un nuovo mondo.

 

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Supernove https://www.terzoparadiso2030.org/noi/supernove/ Mon, 11 Apr 2022 07:17:21 +0000 https://www.terzoparadiso2030.org/?p=4076

Questa è una testimonianza per il Progetto 8. Mondo digitale nel reale, per non essere mai soli. Dove trovi le strade che ti aiutano a crescere e non quelle che non portano da nessuna parte.

Il primo lavoro che abbiamo iniziato a fare è stato proprio sulle parole

Ho studiato il percorso di Terzo Paradiso fatto fino ad ora e onestamente immaginavo che si andasse in quella direzione.

È possibile che la tua traccia, la traccia del lavoro dal basso, cambi nelle sue traiettorie. Il percorso artistico è un percorso imprevedibile. Spesso e volentieri noi cerchiamo l’imprevisto, perché l’errore consente proprio una ricerca nuova, viva e attiva.

L’arrivo in questo in questa regione è stato assolutamente imprevedibile. Mettendoci in ascolto di questa imprevedibilità abbiamo trovato in questa regione e nella sua imprevedibilità, nelle sue spaccature, nelle sue assenze, nei suoi vuoti, proprio la materia che ci ha consentito di costruire un percorso attivo reale con le persone.

Gommalacca Teatro nasce a Potenza da questo nostro incontro, che ci ha dato il modo di farci le domande. Il teatro, l’esperienza performativa, la rigenerazione urbana, i linguaggi che si intersecano alla danza, la musica e cinema sono per noi un grande spazio partecipato in cui impariamo insieme a guardare e a fare le cose senza barriere, senza filtri.

Ecco la parola Teatro

Quella parola, un po’ alla volta, l’abbiamo spostata e dentro è entrata la città, il gioco e la relazione. Quel cerchio si è allargato

Supernove: open access

È nato nel secondo lock-down, in risposta ad un bando. Wikimedia Italia proponeva un premio di produzione alle compagnie che si sarebbero occupate di fare divulgazione sui personaggi che hanno contribuito alla conoscenza ed alla cultura libera.  

Noi facciamo fatto riferimento a tutto quel mondo di ragazze che hanno lavorato in open access.

La nostra ricerca si è concentrata su questo. Con Lavinia Molinari e Miranda Masini, che adesso hanno 18 anni, ho iniziato ad intervistare le Supernove: donne che lavoravano nel campo scientifico. Abbiamo costruito un format di domande legato all’idea di ragazze simili alle evoluzioni delle stelle, da quando nascono, in una nebulosa, a quando esplodono.

Per cosa ti svegli la mattina?

Una delle domande formulate dalle ragazze era questa. Vedete? Ci siamo legati. Sono dell’idea che ci sono dei grandi imbuti.   

Partendo dalle donne che avevamo intorno Lavinia ha intervistato sua madre, che è un ingegnere idraulico e Miranda la sua. Abbiamo iniziato cercare. Abbiamo contattato su Instagram un ingegnere aerospaziale che lavora per la NASA e abbiamo fatto tutto in lockdown. Raccontavamo che cos’era questo progetto e parlavamo direttamente con le donne che avevamo intervistato: un’illustratrice austriaca che vive in Germania, una programmatrice italiana che vive a Monaco

Abbiamo usato il digitale come una piattaforma di ricerca

Abbiamo costruito una nostra rete su quello che cercavamo e abbiamo raccolto moltissimi materiali. È iniziata la seconda fase, il lavoro sulla drammaturgia.

L’abbiamo fatto mixando il lavoro di teatro e dell’osservazione diciamo ispirandoci a Georges Perec, La vita, istruzioni per l’uso, alla descrizione della giornata parigina: l’elenco delle cose dei luoghi. Un lavoro fisico, usando varie tecniche di teatro ed è stato strabiliante, perché abbiamo usato il cellulare e siamo partiti dal nostro dispositivo.

Il tema era come comunico io

Come faccio performance e spettacolo. Era una cosa dedicata alle ragazze ed ai ragazzi dai 13 ai 18 anni, che generalmente pensano che il mondo scientifico non li riguardi. Abbiamo usato le app contenute nel nostro cellulare, che raccontano la nostra vita. Le abbiamo interrogate, come in uno show: Google Maps, Translate, Spotify, Amazon. Abbiamo iniziato a fare un racconto autobiografico, allestito come una mostra in cui non potevamo usare le parole. Dovevamo far passare tutto attraverso il nostro dispositivo. Quello schermo, collegato al computer, è stato video-proiettato e quella materia, il mio autobiografico attraverso il digitale, è diventata incredibile. Si è connessa ad altre vite, ha portato dentro il racconto delle vite, delle foto che ci sono. I collegamenti: dalla singola foto di quand’ero bambina a un pezzo musicale, da lì ad una mia ricerca su Google. Mentre scrivo, mi esprimo, metto in ricerca le mie parole ed è possibile che escano un sacco di link. Abbiamo usato WhatsApp per costruire un gioco narrativo in cui raccogli i volti, i luoghi, i momenti, che sono i tuoi, ma che diventano pezzi di vita. Si raccoglie l’audio perché molte volte non è semplice parlare, non è semplice per una ragazza dire e dirsi, non è sufficiente la comunità per riuscire a trovare la voce.

C’è stata anche questa cosa molto bella di ascoltare le parole che si riescono a dire quando si è soli, di risentirle insieme e in questo modo siamo entrati nella drammaturgia. Fra le ragazze è entrata Margherita Hack, sono arrivate molte donne dentro la storia.  

Abbiamo scelto il setting come se fossero delle conferenze Ted e si è conformato un percorso, per cui lo spettatore vive una prima stanza di accoglienza, con degli schermi in cui c’è la nostra ricerca multimediale proiettata e poi ci si divide per seguire le stelle. E c’è la stanza di Miranda, la stanza di Lavinia…  Questo che noi non abbiamo bisogno un teatro, perché in quel momento questo percorso tra la donna, le donne e la scienza è qualcosa di estremamente intimo.

Il piccolo, quel vostro tema importante

La materia si alimenta, si connette col grande delle stanze quando noi iniziamo guardare il cielo: è quello che diceva Margherita Hack: non guardiamo più cielo. Ed è tutto qui il tema: queste supernove rispondono a queste domande.

Quand’è che hai visto per la prima volta una stella? Cosa farai da grande?

Abbiamo riportato dentro quel percorso la ricerca, che è una cosa che non si deve mai fermare. Ti avvicina all’idea del montare, del raccontare così come vuoi, in un modo accessibile a tutti.  

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In copertina, la nebulosa Granchio associata alla supernova SN 1054

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Giuseppe Cancelliere: credere in team https://www.terzoparadiso2030.org/noi/giuseppe-cancelliere-credere-in-team/ Tue, 01 Mar 2022 19:17:00 +0000 https://www.terzoparadiso2030.org/?p=3262

Sono molto contento di questa iniziativa

Anche perché vorrei dire a tutti che anch’io mi sono formato nella vostra scuola: è un motivo in più e di orgoglio per me esserci. 

Il mio percorso di studi 

Mi ha portato fino a 24 anni, con in mano la laurea il master. A quel punto, mi sono chiesto chi sono, cosa sono in grado di fare, se so fare qualcosa, se il mercato mi apprezza. Questa risposta l’ho avuta dopo tre anni. Da lì, sui progetti, conoscenze e rapporti: da cosa nasce cosa. Abbiamo iniziato mettendo su una realtà che è partita dall’Internet Of Things. 

Come siamo partiti

Con due progetti presentati alla SMAU di Milano, la fiera dell’informatica, credo la più importante in italia. Abbiamo acquisito la prima fiducia di alcuni clienti e abbiamo iniziato il nostro primo progetto a Matera. Per farla breve, abbiamo iniziato a sviluppare le prime applicazioni Samsung. Alcune delle app che voi utilizzate e che si scaricano da Play Store vengono fatte dai ragazzi dietro di me qui a Matera. C’è tutto un percorso aziendale che ci ha portato oggi a lavorare con grandi clienti. 

Sostanzialmente noi cosa facciamo

Andiamo a migliorare tutte quelle linee dei processi di produzione che avvengono nelle grandi aziende. Facilitiamo chi lavora all’interno dell’azienda con queste soluzioni e sistemi innovativi. Oggi siamo una realtà siamo 36 ragazzi. Speriamo e auspichiamo con gran forza che ci siano nuove leve, nuovi ragazzi che si avvicinino al campo dell’informatica, perché noi saremmo pronti ad accoglierli. 

Cerchiamo personale quotidianamente 

Ci auguriamo che i ragazzi si avvicinano a questo mondo, perché prima di tutto è bello. Mi permetto di dire che è divertente ai ragazzi senza mete: qui si divertono. 

Credere in team, dentro un open space

Ci vuole un po’ di sacrificio, dare fiducia, capire realmente le forze che ha un team, che non sono quelle di nostre solitarie. In un team c’è un qualcosa in più per il nostro lavoro: questo è fondamentale.

Tutti noi abbiamo creduto nell’open space, perché l’obiettivo è la condivisione: qualsiasi cosa che io non so me la può dire il mio collega. Ci confrontiamo non solo nei momenti di pausa, al caffè o a pranzo. Lavorare in team è aiutarsi uno con l’altro, scambiarsi, condividere idee e questo crea un valore che da soli non saremmo in grado di generare. Per ogni team c’è un progetto.  Ogni team ha 4-5 persone.

Piano piano, i risultati arrivano 

Arrivano da soli a volte, inaspettati, ricercati altre volte. Noi già dopo tre anni abbiamo avuto i risultati che speravamo e oggi siamo quasi impressionati dalla mole di lavoro che abbiamo, dalla tutto ciò che ci circonda e ci auguriamo di continuare sempre in questo modo. Soprattutto lo facciamo in una terra che è presente: la stessa dove siete voi.

Perché mi alzo alle cinque del mattino

Posso dirvi che è il piacere di iniziare un nuovo percorso: è un pensiero che hai sempre, davvero anche la notte. L’importante è avere il piacere credere in quello che fai. Automaticamente ti vien voglia di farlo il prima possibile. A prima mattina. Così sono arrivato al punto dove sono oggi. E mi auguro di continuare sempre di più lungo questo percorso.

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