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NOI | Terzo Paradiso 2030 https://www.terzoparadiso2030.org Thu, 09 Jun 2022 10:13:48 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.3 Potenza digitale https://www.terzoparadiso2030.org/noi/potenza-digitale/ Sat, 28 May 2022 21:30:08 +0000 https://www.terzoparadiso2030.org/?p=4606

La provenienza deIl’ideazione: il Cielo delle Stelle Fisse

Il Team Bramante ha scelto l’azione identificandola fra quelle emerse con il configuratore corale.

Sei nell’ottavo cielo, il Cielo delle Stelle fisse, delle innumerevoli lucerne illuminate, come se fossi capace di rivelare a tuo padre il futuro. Si collegano i mondi digitali ai luoghi del nostro spazio fisico. Vogliamo provare l’emozione di parlare di cose che amiamo. Questa visione può aiutare le città e le comunità ad essere sostenibili.

Il testimone di territorio, che ha alimentato il progetto in Innovazione Corale II

Carlotta Vitale, Supernove

Il testimone asincrono

Francesco Piersoft Paolicelli, Il digitale è reale

La lavagna digitale di progetto

Il LAB del 28 maggio 2022, dalle 10 alle 13

All’Istituto Walter Gropius di Potenza 4 Team definiscono i principi di una mappa digitale, per scrivere storie e passioni nelle geografie.

Con Fedele Congedo e Francesco Piersoft Paolicelli.

I 4 team

Team Giallo: Alisia D’Onofrio, Laura Manniello, Daniela Pepe, Giulia Pietrapertosa

Team Arancio: Dario Cirigliano, Federico Cuomo, Ilenia Iovallo, Miriana Piciullo, Giorgia Sarli.

Team Azzurro: Daniela Bianco, Benedetta Martinelli, Simone Sannazzaro.

Team Verde: Miriana Dagrosa, Althea Mazzarelli, Letizia Valente.

Le cose importanti per sviluppare la mappa

Siamo una sinfonia

per ascoltare le parole che si riescono a dire quando si è soli,

c’è una partitura.

Mettendoci all’ascolto dell’imprevedibilità

ci sono molte donne dentro la storia.

Le parole sono mappe.

Ci sono i luoghi della cura e del ritorno, in cui ci si riconosce, riconoscendo tempo al tempo.

Ognuno di noi è un coro,

per costruire un gioco narrativo in cui raccogli i volti, i luoghi, i momenti, che sono i tuoi, ma che diventano pezzi di vita.

Le storie ci accompagnano a fare un viaggio lontano che ha lo scopo assoluto di farci trovare il tesoro nella vita di tutti i giorni.

Le storie delle persone sono simili alla vita delle stelle, da quando nascono in una nebulosa, a quando esplodono.

L’incredibile è il connesso alle altre vite.

I 4 strati della mappa

  1. Dove le persone sono stelle
  2. Dove siamo sinfonia
  3. I luoghi dell’inatteso
  4. Dove ognuno è un coro

Verso un solo progetto

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La mappa delle cicatrici importanti https://www.terzoparadiso2030.org/noi/la-mappa-delle-cicatrici-importanti/ Fri, 27 May 2022 15:46:19 +0000 https://www.terzoparadiso2030.org/?p=4502

La provenienza deIl’ideazione: il Cielo di Mercurio

Il Team Fermi ha scelto l’azione identificandola fra quelle emerse con il configuratore corale.

La seconda sfida è una visione. Sei nel secondo cielo, il Cielo di Mercurio, che si apre per amore, per gloria e fama terrena. Contiene le cose per cui ti alzeresti ogni giorno alle cinque del mattino. L’idea parla delle nostre cicatrici: servono per segnare l’identità. Si racconta come ci si sente con gli altri. Aiutiamo a pensare e a concentrare il pensiero. L’obiettivo è cambiare qualcosa per fare emergere la verità dell’umanità. Questa cosa accade se i docenti hanno persone davanti, non carte. Vogliamo superare muri che non si vedono, per provare l’emozione di ascoltare le mie parole che tornano: pezzi di me negli altri. L’aula è dove costruire silenzio e rumore. 

Il testimone di territorio, che ha alimentato il progetto in Innovazione Corale II

Loredana Paolicelli, Sollevati in alto

Il testimone asincrono, che ha donato contenuti profondi

Alessandro Santoro, Cicatrici

La lavagna digitale di progetto

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Il LAB del 27 maggio 2022, dalle 10 alle 13

Al Liceo Artistico Statale Carlo Levi di Matera 5 Team paralleli, che uniscono gli studenti di Open Data e di Innovazione Corale II, definiscono il senso di una mappa digitale delle cicatrici importanti di Matera, per diventare noi stessi: una mappa per il Kintsugi.

Con Loredana Paolicelli (Arterìa), Francesco Piersoft Paolicelli, Fedele Congedo.

Il kintsugi è l’arte di esaltare le ferite

Le nostre cicatrici, visibili e invisibili, sono la dimostrazione del fatto che abbiamo incontrato e superato delle difficoltà. Rivelano la nostra storia, mostrano che siamo “sopravvissuti” e ci infondono coraggio. Le cicatrici importanti sono riparazioni con l’oro.

Per fare un Kintsugi occorre:
– liberare la mente dalla ricerca della perfezione;
– ricordarci sempre che tutto è impermanente: l’esistenza, senza eccezioni, è transitoria, evanescente e incostante, perché tutte le cose sono destinate alla fine
– apprezzare la fragilità e la decadenza: si arriva ad ammirare la bellezza delle cose della nostra vita.

I 5 team

Team Giallo: Sara Abbondanza, Francesca Acito, Francesca Brucoli, Francesca Dicaro, Josephine Ferrulli, Diana Jolobai, Gabriella Pinto,

Team Arancio: Nicola Cosma, Giuseppe Di Pede, Giuseppe Giorgio, Francesco Lazazzera, Marco Marchitelli, Gabriele Masciandaro, Florita Paolicelli, Angela Schiavone, Carlo Simmarano, Jonny Wazinski,

Team Viola: Rosita Bruno, Rossella Cammise, Serena Marzario, Martina Menzella, Antonisia Nota, Francesca Ribba, Morena Sacco , Gabriele Panaro,

Team Azzurro: Ash Brindisi, Monica Bruno, Rebecca Ditaranto, Sabrina lapenna, Ludovica Locantore, Morena Masciandaro, Eleonora Tarasco, Uliana Velika,

Team Verde: Giorgia Adduci, Eustachio Lorenzo Braia, Maria Carla Campanaro, Assunta Ferrara, Anna Lisanti, Orsola Oliva, Amalia Elena Rusu, Antonella Sarubbi.

Le cose importanti per sviluppare la mappa delle cicatrici

I 5 team estraggono da Terzo Paradiso 2030 i principi di un Kintsugi digitale:

Noi siamo parte del processo di cura

dove riusciamo a farlo insieme ad altre persone

dove le lacrime prosciugate lasciano dietro di sè i più meravigliosi cristalli di sale,

le esperienze artistiche che portano via il dolore,

le cose dell’esistenza che fanno cambiare completamente i colori e i profumi delle note,

i cambiamenti non sempre fortunati.

Ogni mattina vedo le cicatrici che mi dicono che sono orgoglioso di loro,

le ferite per una cosa alla quale noi tenevamo tantissimo.

C’è un processo nella nostra memoria che fa dimenticare anche il dolore,

viviamo sempre un bilanciamento, tra ciò che è utile ricordare e ciò che è utile dimenticare, 

la cicatrice non deve prendere il sopravvento.

Raccontami una storia e resterai in vita

dove tu scavi profondamente tutte le tue insicurezze, le tue fragilità,

dove si rileggono le cicatrici.

I 5 strati cutanei per una mappa delle cicatrici

  1. I posti per ripartire, perché viviamo sempre tra un bilanciamento tra ciò che è utile ricordare e ciò che è utile dimenticare.
  2. Le testimonianze per superare il dolore,  perché non ci facciamo condizionare dal dolore della cicatrice che ci viene fatta.
  3. I posti quotidiani dell’orgoglio, dove ogni mattina vediamo le cicatrici che ci dicono che siamo orgogliosi di loro.
  4. Le storie per restare in vita: raccontami una storia e resterai in vita.
  5. I luoghi della fragilità, dove tu scavi profondamente tutte le tue insicurezze.

Dai 5 team un solo progetto

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Noi siamo parte del processo di cura, dove le lacrime prosciugate lasciano dietro di sé i più meravigliosi cristalli di sale. Noi siamo a scuola.
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Il Parco degli ERrOrI https://www.terzoparadiso2030.org/noi/il-parco-degli-errori/ Fri, 20 May 2022 11:46:00 +0000 https://www.terzoparadiso2030.org/?p=4368

La provenienza deIl’ideazione: il Cielo di Marte

Il Team Pascoli ha scelto l’azione identificandola fra quelle emerse con il configuratore corale.

La quinta sfida è un’azione. Sei nel quinto cielo, il Cielo di Marte, dove sono i più alti desideriL’idea parla dell’errore, da cui nasce qualcosa di nuovo. Iniziamo ad usare la parola per salvare qualcuno. Facciamo agli altri ciò che vorremmo che gli altri facessero a noi.  L’obiettivo è creare con le nostre storie un ponte verso il futuro, per vivere il presente al meglio, perchè il tempo è un muro da superare. Questa cosa accade se i docenti raccontano le loro storie personali senza paura, perché vogliamo superare i muri che non fanno costruire i ponti, per provare l’emozione di sapere che questo avviene qui, perchè lo facciamo noi, insieme. L’aula è disegnare le parole. Questa visione vuole ridurre le disuguaglianze.

Le riflessioni del Team Pascoli che hanno determinato il senso del progetto

Con gli amici dentro i timori è una ricchezza condivisa, quella diversità che presenti dentro. Ciascuno è parte di un arcobaleno: è così che cresciamo. I colori hanno la stessa natura. Noi siamo molte differenze, una comunità variegata. Esprimiamo la diversità: è un fascio di luce bianca, quando un raggio di sole incontra una goccia d’acqua e la luce del sole si divide nei colori. E si separa per una grande illusione. In classe descriviamo i nostri sogni,  perchè è così che vediamo. Prendiamo spunto dalle esperienze degli altri. Tutti abbiamo una vita diversa da vivere. Dobbiamo cadere e rialzarci, trarre insegnamenti per diventare grandi.

Il testimone di territorio, che ha alimentato il progetto in Innovazione Corale II

Michele Di Gioia, Un solo arcobaleno

I testimoni asincroni, che hanno donato contenuti profondi

Lidia Letizia, L’eroe errante

Frate Ettore Marangi, Le parole hanno visione

La lavagna digitale di progetto

Il LAB del 20 maggio 2022, dalle 10 alle 13

All’Istituto Loperfido-Olivetti di Matera si fondono in presenza le 2 squadre di Terzo Paradiso 2030: Innovazione Corale II e Open Data. 5 Team paralleli elaborano in parallelo il Progetto del Parco degli ERrOrI. Gli studenti del percorso delle competenze digitali, diffusi nei 5 gruppi, utilizzano le idee emergenti per configurare una mappa digitale del parco, alimentabile da un form di immissione dei dati.

Con Fedele Congedo, Francesco Piersoft Paolicelli, Carmen Ines Tarantino.

I 5 team

Team Giallo: Matteo Perrucci (capitano), Eustachio Ambrosecchia (mister), Mauro Carruozzolo, Francesco De Mola, Maria Picciallo, Sofia Di Vincenzo, Vittoria Vynogradova, Antonella Zizzamia.

Team Arancio: Angela D’Anzi (capitano), Daniela Papapietro (mister), Brunella Andrisani, Anna Lucia Decesare, Francesca Matera.

Team Viola: Michele Adorisio (capitano), Giulia Paradiso (mister), Fabio Di Marzio, Paolo Losignore, Silvia Musci, Aurora Sabino.

Team Azzurro: Francesco Stagno (capitano), Rita Romano (mister), Luana Caiella, Domenico Laterza, Carmen Imperiale, Federica Loperfido, Alice Padula.

Team Verde: Melissa Loperfido (capitano), Frank Dragonetti (mister), Annamaria Parente, Pietro Petrarca, Giusy Pompeo, Liborio Racamato, Rosemary Sicoli.

Dai 5 team un solo progetto

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Vedere al Futuro https://www.terzoparadiso2030.org/noi/vedere-al-futuro/ Thu, 19 May 2022 18:15:00 +0000 https://www.terzoparadiso2030.org/?p=4327

Non è semplice né scontato

Il potere di vedere al futuro non è nello sguardo di tutti. 

È negli occhi di chi è in procinto di spiccare il volo; di chi si trova nel pezzo di strada più importante, quello che fa da ponte tra l’infanzia e l’età adulta.

È il pezzo più difficile e al tempo stesso quello più bello

Quello della crisi, quello dell’incertezza, quello in cui ti dicono che devi cominciare a camminare da solo e invece scopri che non sei solo e non sei il solo – soprattutto – che non hai soltanto i piedi per andare, hai anche delle ali.

Scopri che, se ti guardi intorno, ci sono tanti tantissimi altri con te

Come te in cerca di una direzione, come uno stormo in viaggio. Il tempo in cui scopri che le traiettorie sono tante, infinite, e che quel che conta davvero è continuare a volare, continuare a cercare, sapendo di far parte di un coro straordinariamente armonico. 

Vivere è un mestiere difficile a tutte le età, ma voi siete in un punto del mondo in cui il dolore più facilmente si fa arte: e allora suonate, cantate, scrivete, fotografate. non lo fate per darvi arie creative, fatelo perché siete la prua del mondo: davanti a voi non c’è nessuno

Franco Arminio

Avevamo scritto queste parole all’inizio, come atto di ispirazione per l’avvio del percorso. Oggi ne sentiamo la materia, leggendo e ascoltando il risultato corale di due testi.

Due visioni corali potenti

Rivelatrici di grandi fragilità e di grande forza, per cercare con ostinazione scenari futuri, ricchi di speranza, partendo dalla cosa più preziosa: la fiducia in se stessi e nell’altro.

1. Vedere al futuro

Un’attività di avvio guidata da alcune domande finalizzate a scardinare i limiti del tempo e dello spazio attraverso l’immaginazione,  per far emergere le passioni e scoprire la forza dei legami e dei conflitti positivi, quelli da cui partono i primi tentativi di volo. 

Tutte le risposte individuali degli studenti delle 6 classi degli Istituti Comprensivi alle 9 domande iniziali sono esplorate dalle voci degli studenti dell’Istituto Loperfido Olivetti. Una sola visione, fra generazioni prossime.

2. Era ora, finalmente!

Il testo corale creato da ogni studente dei 6 Team degli Istituti Comprensivi.

Il volo soggettivo è collettivo, è la possibilità di lasciarsi andare senza alcuna guida, senza parametri, abbandonando ortografie, paletti e punteggiature: soltanto me stesso e lo spazio bianco di un foglio e una penna che non doveva fermarsi mai, in un flusso continuo di coscienza.

Le voci segrete di ognuno sono interpretate dagli studenti dell’Istituto Loperfido Olivetti.

Buon volo!

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Il digitale è reale https://www.terzoparadiso2030.org/noi/il-digitale-e-reale/ Fri, 06 May 2022 20:19:10 +0000 https://www.terzoparadiso2030.org/?p=4288 Usiamo il digitale per qualsiasi cosa

Trent’anni anni la fonte del sapere era la biblioteca, era una cosa reale, da toccare con mano, una cosa concreta. Oggi la prima cosa che ti viene in mente è cercare su Google. Ecco: il digitale spesso e volentieri crea questo corto circuito. Ti fa accedere immediatamente all’informazione e tu credi che quello sia reale. Rispetto a questo, Umberto Eco ci ha messo in guardia.

Oggi si parla di seconda vita nel digitale 

Esistono anche programmi che si chiamano proprio Second life: realtà parallele dove tu sei un avatar,  sei un soggetto digitale che vive in  questa realtà parallela e lì si possono avverare tutti i sogni del  mondo. Credo che la difficoltà più grande oggi sia proprio quella di navigare in questo mondo digitale, della ricerca di informazioni e della seconda vita, il Metaverso di Zuckemberg. D’altra parte è una grandissima opportunità. Pensa agli anziani, ai disabili, alle persone non si possono spostare. Possono visitare i musei, possono fare navigazioni virtuali, possono vedere i quadri, sapere in tempo reale quello che succede  dalla parte opposta del mondo. Questa opportunità 50 anni fa non c’era.

Il fatto che succede alla tua testa non vuol dire che è finto: è comunque reale

La difficoltà più grande è che non si riesce spesso a distinguere la realtà quotidiana, concreta dei nostri affetti, delle nostre relazioni reali, da questo mondo virtuale, che diventa la tua stanzetta segreta, dove tu dialoghi con te stesso e con gli altri. Alla fine vedi il mondo riflesso di te stesso.

Il problema è etico

Non si insegnano ai ragazzi gli strumenti per poter decodificare questa realtà ulteriore: il digitale fa parte della realtà, non riusciamo a insegnare ai nostri figli come poter vivere anche in quella realtà, a discernere quello che è giusto da quello che è sbagliato o semplicemente quello che è vero da quello che è falso.

La questione è alla base della cittadinanza digitale, perché tu, nel mondo del digitale, poi anche forzare l’opinione pubblica, puoi fare propaganda. Lo vediamo: dagli scandali di Cambridge Analytica, alla pubblicità politica, fino alla guerra. Non avere capacità cognitive per poter decodificare questo mondo digitale fa in modo che tu lo subisca: è una cosa assolutamente reale. Impatta sulle tue scelte quotidiane, da una scelta di un acquisto, a un profumo o a un suono, da un’opinione politica ad una qualsiasi percezione della realtà.

Sei dentro a una frattura

Per vivere la rivoluzione digitale, come in tutte le rivoluzioni, non puoi usare i canoni di decodifica della realtà che esistevano prima della rivoluzione per capire quello che succede dopo la rivoluzione. Sei dentro una frattura: quella frattura dove creare nuovi strumenti, nuovi processi, nuovi valori educativi.

Te la faccio semplice

È diventato molto complicato. Questo eccesso di informazioni implica un aumento profondo della nostra capacità cognitiva, per capire e discernere il significato di quelle informazioni.

Il digitale, 01, funziona per logiche acceso-spento dei circuiti, ma i circuiti, le macchine, i robot, l’intelligenza artificiale, qualsiasi cosa tu metti in digitale, non comprende il significato di quello che tu stai dicendo. Può fare delle interpretazioni, è sempre un algoritmo che fornisce l’uomo, ma l’uomo è una macchina superiore rispetto alla macchina fisica del digitale. Deve fare l’uomo: deve avere capacità cognitive molto profonde, di poter accedere la fonte, di poterla decodificare, visualizzare, anche con strumenti differenti rispetto a quelli classici.

Tu sai bene cosa penso della scrittura

La scrittura è abbastanza inutile oggi nel terzo millennio, se vuoi usarla come unico strumento per decodificare il mondo. Il digitale aiuta tantissimo in questo, ma non basta. Ci vuole il testo, la scrittura, il video, ci vuole la complessità. In una società fluida, come dice Bauman, la complessità ha messo in ginocchio la nostra capacità culturale di capire il mondo che ci circonda.   

II digitale è un ulteriore strumento tecnologico

La tipografia è stata uno strumento tecnologico fondamentale per normalizzare l’accesso un testo scritto. Il digitale è andato oltre. Ha creato i font. C’è la nuova professione dei designer, che sono capaci di trasformare un concetto in una forma visuale e spesso infografica, in mappe che ti permettono di cogliere il significato più profondo di quello che, con una tabella asettica di numeri, non riesci a cogliere o non riesci a trasmettere.

Probabilmente ci vuole un Terzo Paradiso

Ci vuole una capacità di andare oltre e mixare per passare, dopo la rivoluzione digitale, a un nuovo mondo.

 

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Veri fino in fondo https://www.terzoparadiso2030.org/noi/veri-fino-in-fondo/ Mon, 18 Apr 2022 21:22:00 +0000 https://www.terzoparadiso2030.org/?p=4152

Quello che si vede

È che tutti ci prendiamo cura di tutti. È il rapporto con l’altro. Superare il nostro limite diventa proprio un’attitudine e ci aiuta a vivere meglio. Quel momento di non sapere cosa fare lo viviamo emotivamente e in maniera creativa. Allora capisci quanto è forte, quanto è ampio e quanto è straordinaria la vita. Capisci che tu, in realtà, sei un pezzetto che si può aprire e che può, grazie agli altri, diventare un puzzle molto più grande e scoprire tante strade.

Sono veri fino in fondo

Non c’è proprio un limite tra la verità e la finzione. Sono veri fino in fondo e questo lo abbiamo scoperto, anche facendo le prove con Francesca cosa per il Diario di un brutto anatroccolo. Per Francesca non esisteva una prova. Per lei fare quella scena e ripeterla dieci volte voleva dire fare la scena esattamente come lei voleva farla per dieci volte di seguito, con la stessa carica di emotività e di sofferenza. Veramente si caricava di un’energia straordinaria. Era completamente dentro e non ammetteva che gli altri non fossero dentro allo stesso modo come lei. Non era concepibile fare una cosa in maniera approssimativa. La prova, così come lo spettacolo, era esattamente come doveva essere: totalmente dentro, dall’inizio alla fine.

Presenti e spiazzanti

Nel momento in cui si lavora sono talmente presenti che sono spiazzanti, anche rispetto all’approccio.

Il principe azzurro di Cenerentola non è il principe azzurro canonico. Questo principe azzurro è obeso: molto bello, ma tenerissimo. Un essere fragilissimo, con una carica poetica importantissima. Anche il loro il codice che instaurano in scena è meraviglioso. lo reinventano in quel momento. Nel loro modo di comunicare, da due mondi totalmente lontani e alla fine estremamente vicini, c’è ognuno di noi, che può scoprire di essere un cigno.

Attraverso Francesca

Questa diversità è qualcosa che abbiamo tutti quanti. Usando il pretesto di Francesca, fondamentalmente raccontiamo noi stessi e tutti i momenti della vita in cui ci sentiamo emarginati, non accettati, non accolti, inadeguati.

Attraverso Francesca ogni spettatore rilegge la sua storia. Rilegge i momenti in cui s’è sentito tagliato fuori dalla vita, da quella che gli altri intendono normalità.

Io sono più per lo spiazzamento totale

Noi abbiamo avuto l’approccio di artisti, ma il nostro ruolo superava i limiti delle categorie. Questo progetto ha mischiato così forte le nostre carte, che anche noi siamo stati toccati in maniera molto forte. Così forte, che abbiamo deciso che da ora in poi creiamo un laboratorio permanente per persone con disabilità. Non cerchiamo di ospitare nella nostra programmazione degli spettacoli con artisti disabili o che trattano temi che riguardano persone con disabilità. È una nuova sfida. In tutti i laboratori cambiano le persone e devi costruire un linguaggio comune.

Non riuscivano a capire il confine

C’è questa cosa: io sono più per lo spiazzamento totale. Le persone sono spiazzate. Ce lo hanno detto. Non riescono a capire. In Hubu Re succedeva. Non riuscivano a capire il confine, fra il normale e il no. C’era una tale armonia tra gli attori con disabilità e senza, c’era una tale follia, la follia comune di tutto questo gruppo, era indecifrabile, era indefinibile.

E quando la gente vedeva Hubu, Hubu Re, abbiamo visto persone che alla fine dello spettacolo ridevano, erano felici. Questo per noi era il termine giusto del risultato, dell’atto comunicativo. Sulla scena portano la loro isteria, il loro diventare fumetto.

Dove sei, padre Hubu che ti acchiappo.

Da lassù.

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Le parole hanno visione https://www.terzoparadiso2030.org/noi/le-parole-hanno-visione/ Fri, 15 Apr 2022 12:28:27 +0000 https://www.terzoparadiso2030.org/?p=4236

Sulle parole che costruiscono pace

Tu mi devi scusare. Sono anche un po’ filosofico. Unisco la teoria alla pratica: è la vita che mi ha colpito molto. Le parole hanno visione. Lo vado ripetendo ed è per me una provocazione costante.

Emmanuel Lévinas è un filosofo lituano che ha scritto dei libri. Li ha scritti in un campo di concentramento, da un’esperienza profonda di vita e di sofferenza. Quindi non puoi dire che questa sia una filosofia disincarnata. Dice una cosa che mi ha molto colpito, proprio riguardo le parole. Dice che il discorso in terza persona, fra me e te, su quella persona, è un discorso per lui, in parte, violento, perché è sempre un tentativo di incasellare l’altro.

La parola alla seconda persona è la mia vita nella baraccopoli.

Certo non possiamo fare almeno di usare la terza persona, ma la parola che crea pace, che lancia i ponti, che realizza comunione, perché la parola è potentissima, è una parola alla seconda persona, plurale, singolare ma alla seconda persona.

Questa è la mia vita nella baraccopoli, perché quando vado lì io non vado a insegnare, ma incontro dei volti, tendo la mano, dico qualcosa, faccio una battuta.

A noi del Sud ci insultano. Quando ci vogliono insultare dicono che siamo Africani. Io la dico questa cosa agli Africani. Qui non è un insulto: è un complimento essere Africano, perché subito stabilisce un contatto.

Io sono nella nudità della mia umanità

Che cosa mi aiuta a stabilire un contatto impedibile con queste persone: quando entro in una baraccopoli non dico sono un frate, sono un prete, sono un docente, perché la gente povera già ti mette dieci chilometri sulle nuvole e ha paura pure di parlare e di relazionarsi con te.

Allora io dico il mio nome. Il mio nome Marangi, in swahili, si legge Maranghi e sono fortunato, perché quel Maranghi è facile ricordare. Perché “ranghi” significa colore, “maranghi”, tanti colori. Se dicessi Ettore, quel nome straniero sarebbe difficile da ricordare.

Io sono nella nudità della mia umanità, io sono Maranghi tu sei Camànde, che significa lenticchia.

Là ognuno ha i suoi nomi. Ci incontriamo con gli occhi. Un sorriso, una parola, ci si conosce. Si crea una comunione immediata, unica, al di là di tutto il nostro curriculum.

E non è solamente per gli Italiani del Sud, perché io sono andato anche con il ragazzo di una dottoressa molto seria di Liverpool. Lui, con tutti questi piercing, con i capelli lunghi, era capace con due parole di creare comunità.

Per me questo è la parola

Questo è rivolgersi, l’espressione anche, non solo la parola.

Vi dico come si dice “Sì” in Runyankole, una lingua dell’Uganda. Sono molto importanti gli occhi, per cui questi dizionari delle lingue africane non si possono creare senza le figure, senza i video.

Se uno ti deve dire Sì, te lo dice con gli occhi. Capite? Ci vuole il tono degli occhi: è una sola cosa. Solamente un sì ti apre il cuore.

Le parole hanno una visione del mondo

Nella lingua Kiswahili non esiste la differenza tra uomo e donna, tra fratello e sorella. Un essere umano è un essere umano. Io sto dicendo il maschile e il femminile. Questo è importante, perché per loro non fa più differenza essere incluse nel maschile plurale.  

Se da noi facessimo un esperimento a scuola: per un giorno utilizzare il femminile plurale per i maschi e le donne, ci sarebbe una rivoluzione. Siamo abituati a un discorso di oppressione e non ce ne accorgiamo più.

Ecco: l’Africa ci libera. Non c’è nessun straniero

Ndugu: fratello, sorella. Muhalimu: maestro, maestra

Mgeni in swahili significa ospite e straniero. Non c’è nessun straniero. Non esiste uno straniero in swahili che non sia un ospite.

Le parole portano anche una visione del mondo. Costruiscono questa pace, costruiscono questa realtà.

Un’altra cosa importante delle parole dell’Africa

La giustizia nel mondo occidentale devi pagare l’avvocato, il processo, la prima istanza, la seconda istanza, la terza istanza. E tutto il personale alla fine è un fatto. Si stabilisce chi ha torto e chi ha ragione. Si accettano le conseguenze: è una giustizia molto pragmatica, che non ha un valore morale, che non coinvolge il cuore delle persone. Il giudice non se ne frega se tu piangi o no. Ci sono delle prove, si va avanti. Questa non è la tradizione africana, l’attenzione africana.

Come funziona la giustizia africana

Non si paga ed è molto immediata. Dovrei dire come funzionava, perché non esiste più, ma in alcuni casi gravissimi, come per i genocidi in Ruanda, è stata utilizzata ed è chiamata con una parola che viene dal portoghese e che ha assunto un significato dispregiativo in inglese. La parola con cui all’inizio sono stati chiamati questi tribunali africani è Palaver, che deriva da Parola: gli occidentali l’hanno vista in un senso dispregiativo: parolaio. Invece no: è molto interessante.

Succede un problema nella nostra cittadina, nella nostra scuola? Potremmo utilizzare il metodo africano.

Il tribunale africano

Innanzitutto tu vivi in una rete di relazioni.In Africa c’è un legame familiare tra tutti. Nessun è estraneo, perché l’Africa è organizzata attraverso comunità, questo stare in relazione. Il singolo isolato non esiste. È la filosofia dell’Ubuntu: una persona è le persone.

Se succede un problema fra noi due, anche molto serio, io te e le persone coinvolte, tutte quante, ci incontriamo sotto un albero. Cominci a parlare tu. Non ti interrompe nessuno, finché non finisci. Poi parlo io. Non mi interrompe nessuno, finché non finisco. Poi tu puoi ancora continuare. Insomma, noi non ci alziamo da là, finché la pace non è stata ricostruita. Non c’è primo grado, istanza, appello, chiacchere. Non c’è avvocato. Stiamo là. Dopo che noi abbiamo finito, si ascolta la comunità, quello che c’è da dire. Solo alla fine, senza alzarsi, si pronunciano gli anziani, i capifamiglia più importanti le capefamiglia. Non ci alziamo. Ci sarà anche una pena da scontare, ma non ce ne andiamo, se prima io e te non ci siamo riconciliati davanti alla comunità, perché il veleno della discordia non deve continuare a serpeggiare all’interno della comunità. È un’altra modalità di creare ponti e pace, di evitare spargimenti di sangue.  

Ti ho dato un po’ di idee su cui riflettere.

 

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La pelle che ci copre tutti https://www.terzoparadiso2030.org/noi/la-pelle-che-ci-copre-tutti/ Fri, 15 Apr 2022 10:13:29 +0000 https://www.terzoparadiso2030.org/?p=4223

Ho letto le tracce. Ci sono cose che mi hanno colpito particolarmente.

La storia dei muri e ponti

Avete capito perfettamente che il muro è esattamente il contrario di un ponte. Mentre il muro separa, il ponte unisce. Il ponte, in realtà, è qualcosa che scavalca. Allora forse dovrebbe essere importante ricordarsi che un ponte può essere alto abbastanza da scavalcare anche un muro. Forse questa potrebbe essere una prima immagine guida per il vostro progetto: ogni volta che vi trovate davanti a un muro, ricordatevi che è sempre possibile costruire un ponte talmente alto da scavalcarlo. È un segno di grandissima condivisione.

Condividere con gli altri quello che si sa è il primo modo per costruire un ponte. e quindi questa cosa di vedere il ponte che scavalca il muro è l’immagine del lavoro che facciamo nel nostro secolo.

L’idea di un solo strato cutaneo

È molto forte questa immagine: l’idea che siamo tutti sotto questa unica pelle, come se fosse una coperta, una tenda che ci copre tutti, uno strato cutaneo di cui non importa assolutamente il colore.

La pelle che ci copre tutti potrebbe essere un’altra immagine guida molto forte, che serve per affrontare il rapporto tra le persone.

È importante sapere che ci sono queste due immagini che ci possono guidare. Ponti che scavalcano muri, ma anche un rapporto interpersonale tra le persone, fatto in modo tale che ci si ricordi che siamo tutti sotto la stessa tenda e che la ferita inferta alla pelle di uno, fa male a tutti gli altri. Questo è interessante. Tenete anche questa come immagine.

Accade se i docenti ci cambiano la vita

Spero che voi nella vita siate così fortunati. Sono sicura di sì. Ne ho avuti alcuni, un paio, che mi hanno cambiato la vita. Nel senso che mi hanno insegnato delle cose, anche abbastanza noiose. Per esempio il valore dello studio, il valore dell’applicazione e il valore della cultura classica: cose un po’ volatili ma altrettanto importanti. La prima delle quali è non lasciare che nessuno ti dica che è una cosa che non puoi fare. Questo insegnamento mi è stato dato da un docente delle scuole superiori. Ho provato ad applicarlo più volte

La storia di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura è diventata realtà. Partivamo, non dico svantaggiati, ma con un minimo di incredulità da parte di tutti, degli stessi materani. Probabilmente però, con una grandissima applicazione rimanendo col sedere sulla sedia e lavorando moltissimo pancia a terra, alla fine abbiamo raggiunto un risultato che era abbastanza impensabile all’inizio.

Mi è tornato in mente questo insegnante del liceo. Diceva:

Qualunque cosa vogliate fare, avete il dovere almeno di provare. Cioè: non lasciate che nessuno vi scoraggi dall’inizio. E questo vale per tutto. Vale per lo studio, vale per il lavoro, vale anche per te.

Avere in testa l’idea che qualunque cosa vogliamo fare, con molto impegno possiamo almeno provarci. Non è detto che ci riusciamo, ma possiamo almeno provare.

Questa è la terza immagine da considerare, nel momento in cui scriverete il progetto, ma anche dopo.

 

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Un solo arcobaleno https://www.terzoparadiso2030.org/noi/un-solo-arcobaleno/ Thu, 14 Apr 2022 19:08:34 +0000 https://www.terzoparadiso2030.org/?p=4249

Questa è una testimonianza per il Progetto 5. Quando ti ritrovi con tutti a comporre lo stesso arcobaleno.

Lo sport è un tema educativo

Permette di avvicinare le persone: è una possibilità di facilitare il dialogo. Attraverso lo sport usiamo un linguaggio universale. Un altro tema è la condivisione di regole: avere tutti la stessa capacità di essere compresi e di dire delle cose che abbiamo un senso per l’altro.

Lo sport riesce a creare ponti, per declinare grandi temi in azioni territoriali concrete.
Lo sport non è solo in questa missione.

Open Playful Space: un solo filo conduttore

Abbiamo immaginato che avvicinare dei linguaggi differenti fra loro con un filo conduttore comune, che ci permette di ragionare su obiettivi condivisi, fosse la scommessa vincente. Abbiamo fatto questa scommessa utilizzando un momento della nostra città, il tempo di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, che ha permesso a tante organizzazioni locali di entrare in contatto con un vasto panorama di organizzazioni nazionali ed internazionali, utilizzando soprattutto la parola “cultura” e la leva della cultura come leva dello sviluppo territoriale.

È questo che dobbiamo imparare a fare: ascoltare l’altro

Capire quali siano le regole, condividere gli obiettivi con gli altri ci pone in un confronto che è soprattutto ascolto.

Noi ci siamo messi in gioco

Mettersi insieme, con una dimensione nazionale e internazionale ci ha permesso di ragionare su un tema: la città che esprime bellezza nei luoghi meno vissuti. La capacità di generale valore e bellezza nei luoghi meno noti, invertendo la tendenza, dal centro alla periferia.

Lo sport attrae altri linguaggi

Quello più semplice che abbiamo pensato di attrarre è quello dell’arte urbana. Partendo da dei bozzetti fatti con i ragazzi della Scuola Media, con i docenti di riferimento, con le organizzazioni degli artisti che ci hanno supportato.

Un lavoro sulla qualità della vita, offrendo servizi

Abbiamo immaginato di creare questo lavoro: playground e arte urbana, che diventa funzionale al gioco. L’idea era creare nei quartieri, nelle comunità piccole di riferimento, riproponendo il tema del vicinato, un tema a noi caro, degli antichi rioni dei Sassi.

Creare una suggestione, una comparazione, fra il vicinato ed il campo, il luogo, la piazza di quartiere, che ritornano ad essere focali e centrali per le comunità.

Sport e arte urbana con linguaggi accessibili a tanti, hanno permesso di coinvolgere più persone.

L’eredità è il coinvolgimento, una comunità di partecipazione

La co-progettazione è nata attraverso il coinvolgimento dei cittadini residenti, delle scuole di riferimento che erano lì.

Uno dei valori di questo progetto è la messa in campo di dinamiche partecipative. I cittadini si riappropriano del processo decisionale, hanno la possibilità di incidere sul loro ambito di riferimento.

Una gestione condivisa dei Beni Comuni

Abbiamo immaginato che la città, ormai, ne avesse bisogno: la possibilità per tutti i cittadini, di essere in grado di partecipare ai processi decisionali, prendendosi cura, utilizzando e facendo in modo che la fruizione di questi beni sia di tanti, con una gestione condivisa.

Praticare l’errore per lo stesso arcobaleno

Abbiamo immaginato quanto realmente ci sia bisogno di spazi all’aperto comuni e condivisi, che permettano a più generazioni di entrare in contatto: una cosa che si è persa. Abbiamo immaginato di dover rinforzare questa ricerca di relazioni, di agevolare i ponti e le comunicazioni, di operare praticando l’errore per crescere. È mettendosi alla prova che si riesce a maturare, a costruire e a comporre lo stesso arcobaleno.

C’è bisogno di un confronto. E la città è il campo in cui sperimentare la riprogettazione, la rigenerazione urbana, con gli spazi negati, non solo a causa del Covid, ma perché sono stati pensati in modo non partecipato e subiti e non frutto di decisioni condivise.

Lo sport e il corpo: un linguaggio accessibile a tutti

Immaginiamo che la capacità di mettere in relazione più generazioni, più fasce sociali e, soprattutto, più culture, sia il centro del lavoro. Noi lavoriamo sulle differenze, sulla capacità di generare valore attraverso le differenze, andando a sentire i bisogni delle persone di tutte le fasce di età, per portarle in relazione, con un linguaggio semplice e accessibile a tutti. Lo sport ci facilita in questo.

Il linguaggio del corpo non mente, è alla base di tutto, ha la capacità di essere comprensibile per tanti.

Non c’è bisogno di gesti eroici, di atti eclatanti. C’è bisogno del quotidiano, di essere cittadini. Significa essere consapevoli del proprio ruolo. La cittadinanza attiva si esprime attraverso la capacità di trasformare nel quotidiano le nostre comunità ed essere un’agente che possa portare valore alle nostre comunità.

Quanto oggi c’è bisogno di partecipazione nei termini di un coinvolgimento nelle decisioni? Quanto siamo lontani dai processi decisionali? Quanto i ragazzi sentono questi temi lontani da loro? C’è bisogno di costruire questa cultura. Se riusciremo a facilitare questo percorso di avvicinamento, dal cambiamento alla capacità di essere protagonisti, secondo me avremo fatto un buon lavoro.

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In copertina, la nebulosa Granchio associata alla supernova SN 1054

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Liberazione https://www.terzoparadiso2030.org/noi/liberazione/ Thu, 14 Apr 2022 00:21:10 +0000 https://www.terzoparadiso2030.org/?p=4132

La possibilità di leggere e la lettura come possibilità di una liberazione

Mi sembra una traccia molto importante, molto, molto reale.

 A me viene spesso utilizzare questa metafora: pensare ai libri come qualcosa che ci aiuta a comporre il nostro volto. Io penso che noi nasciamo con un volto fisico, ma il nostro vero volto, la nostra identità più intima e profonda non la conosciamo in realtà. La scopriamo strada facendo nella vita.

Una delle cose a cui io ho sempre pensato è che i libri hanno questa funzione sacra, una funzione conoscitiva estremamente importante: noi leggiamo un libro e aggiungiamo una tessera al mosaico del nostro volto.

Il tempo del risveglio

Chissà se arriveremo un giorno a conoscere per intero questo volto. È nella misura in cui noi conosciamo chi siamo più in profondità che possiamo essere maggiormente liberi.

Se ci pensi, noi viviamo in un tempo che ci spinge alla frenesia. Questa frenesia non può che generare un modo di vivere superficiale.

La lettura ci permette di entrare in un altro tempo. Non è il tempo della frenesia, dell’anestesia. È il tempo del risveglio. Quando noi leggiamo abbiamo questa possibilità di scendere in profondità e come dice James Hillman quando scendiamo in profondità noi troviamo l’anima: la nostra anima individuale, ma anche l’anima mundi, l’anima del mondo. Io collegherei queste due aspetti. Ci sono tante forme di libertà. Una tra queste, una delle forme che a me sta più a cuore, è la libertà interiore, la possibilità di una liberazione interiore scaturita dalla conoscenza di se stessi, dalla conoscenza della propria anima individuale. E c’è l’anima mundi. Poi, anima mundi e anima individuale confluiscono, diventano un tutt’uno.

L’incontro magico

Sarebbe bello pensare alle librerie come luoghi in cui uno va per liberarsi ed è bella questa cosa se ci pensi, perché tutti noi facciamo questa esperienza, che ha un po’ del magico. Tu vai in una libreria e ti senti attratto. Non sai bene perché. Ci passi del tempo e poi quasi sempre succede che incontri un libro e questo incontro è magico. Mi piace pensarlo proprio nella direzione di questa nostra conversazione. C’è l’idea che io vado in una libreria e li accadrà un incontro che io non ho previsto, non ho programmato, non ho progettato. Ma quell’incontro c’è e mi libererà e mi permetterà di dare uno sguardo diverso a delle cose che in questo momento stanno accadendo nella mia vita. Certe volte addirittura un libro può direzionare una decisione importante che dobbiamo prendere, definire una strada su cui siamo insicuri.

Quel libro che mi ha toccato e anche liberato

Questa cosa qui per me è straordinaria: questo potere dei libri è liberatorio, è il potere di direzionare le nostre vite.

Penso che ci sia come una circolarità. Io metto in circolo dei libri che magari libereranno altre persone, ma prima sono stato liberato da quel titolo, perché la lettura, l’incontro con quelle parole di un libro, mi ha toccato e in qualche misura deliberato.

Se ci pensi, il mio cammino di editore si è fatto attraverso l’incontro con un libro. Faccio l’editore perché ho letto un libro di Christian Bobin. Quel libro mi ha toccato e liberato. Mi ha condotto in cammino, forse verso una progressiva e infinita liberazione. Ho scelto di fare l’editore perché volevo pubblicare gli altri suoi libri ancora non tradotti.

Vedi come i libri plasmano anche il nostro destino?

Nel nostro cammino in questa vita, nel nostro cammino personale e professionale c’è una reciprocità. C’è un incontro con un libro che ti libera, poi tu lo pubblichi e questo   movimento che prima hai vissuto nella tua solitudine, nella tua vita personale, va a toccare le vite di tante altre persone.

La storia di Giulia

È molto bella la storia di una ragazza che legge i libri e lascia sempre una parte non letta. Ha del poetico. Non riesco a sapere, a capire bene perché, però mi arriva con una bellezza questa cosa qui. È come lasciare la porta aperta. Lo trovo molto poetico. Potrebbe essere un’ispirazione per scrivere una storia, un libro.

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