Dai 6 laboratori di Innovazione Corale I emergono 8 ideazioni evolventi in 8 tracce si progetto, consegnate ai 3 laboratori di Innovazione Corale II, perchè siano sviluppate in forma più strutturata, a sostegno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile di Agenda 2030.
Un solo strato cutaneo quando io e te stiamo insieme, uguali nella nostra diversità, un solo Dio, capendosi a vicenda. Quando sperimentiamo raggiungiamo le sembianze di Noi tutti uguali.
La prima sfida è una visione. Sei nel Primo Cielo, il cielo della Luna, dove uomini e donne misurano ogni giorno la propria incostanza. L’idea parla della nostra parte creativa, condividiamo con gli altri per non arrenderci. Si diventa più amici. L’obiettivo è rendere le persone fragili piene di amici perché la mia classe sia una classe rara. Questa cosa accade se i docenti ci cambiano la vita. Vogliamo superare i muri che non fanno costruire i ponti, per provare l’emozione di stare in simbiosi con gli altri. L’aula ha molti schermi e spazi tenda dove avvengono cose belle. Questa visione sostiene le alleanze per gli obiettivi.
Con il passare degli anni creano disagio, ma ti ricordano come fare per rialzarti. Danno coraggio e spinte. Hanno il ricordo, il perché.
La seconda sfida è una visione. Sei nel secondo cielo, il Cielo di Mercurio, che si apre per amore, per gloria e fama terrena. Contiene le cose per cui ti alzeresti ogni giorno alle cinque del mattino. L’idea parla delle nostre cicatrici: servono per segnare l’identità. Si racconta come ci si sente con gli altri. Aiutiamo a pensare e a concentrare il pensiero. L’obiettivo è cambiare qualcosa per fare emergere la verità dell’umanità. Questa cosa accade se i docenti hanno persone davanti, non carte. Vogliamo superare muri che non si vedono, per provare l’emozione di ascoltare le mie parole che tornano: pezzi di me negli altri. L’aula è dove costruire silenzio e rumore. Questa visione vuole proteggere la vita sott’acqua.
Essere capaci di comunicare, farci capire dagli altri con un atto di scambio, per trovare la strada. Ho sentito storie di persone che non riuscivano a comunicare e di ragazzi muti che hanno comunicato, perché la vergogna è creativa. Quelle parole che salvano la gente, i segnali che ci raccontano qualcosa di importante. Per esprimerci con un’altra persona, per esprimere in modo proprio le emozioni che si stanno provando. Quando riusciamo a capire qualcuno superiamo i limiti, diventiamo capaci di comunicare oltre i limiti. Perché è così: ognuno ha le proprie diversità. Queste diversità sono la nostra unicità.
La terza sfida è una testimonianza. Sei nel terzo cielo, il Cielo di Venere, dove risiedono le anime di coloro che amano e le ragioni delle diverse indoli umane. Contiene i benefici che vogliamo raggiungere, perché ci crediamo, anche se gli altri non sono d’accordo. L’idea parla dei segnali che ti raccontano i messaggi importanti: iniziamo ad usare la parola per salvare qualcuno. Non siamo mai soli, ma collegati agli amici. L’obiettivo è fare emergere da ognuno la particolarità speciale che ha per sviluppare una forza interiore credendo in qualcosa. Questa cosa accade se i docenti sono sinceri ed elastici. Vogliamo superare il pregiudizio quando non ci conosce nessuno, per provare l’emozione di quando ci coinvolge e non c’è un motivo per distrarci. L’aula è una zona per i manga. Questa visione vuole ridurre le disuguaglianze.
Vogliamo parlare per migliorare le cose. Pensieri sinceri, perché non siamo mai soli.
La quarta sfida è una visione. Sei nel quarto cielo, il Cielo del Sole, dove stanno i vivi splendori, che danzano in giro cantando, come quando da piccolo ti divertivi. L’idea parla dell’errore, da cui nasce qualcosa di nuovo. Iniziamo ad usare la parola per salvare qualcuno. Facciamo agli altri ciò che vorremmo che gli altri facessero a noi. L’obiettivo è creare con le nostre storie un ponte verso il futuro per crescere con il confronto. Questa cosa accade se i docenti ci coinvolgono sempre, perché vogliamo superare i muri che non fanno costruire i ponti, per provare l’emozione di stare in simbiosi con gli altri. L’aula ha un armadio per raccogliere le cose fatte da tutti gli alunni, durante la storia della classe. Questa visione sostiene l’innovazione.
Con gli amici dentro i timori è una ricchezza condivisa, quella diversità che presenti dentro. Ciascuno è parte di un arcobaleno: è così che cresciamo. I colori hanno la stessa natura. Noi siamo molte differenze, una comunità variegata. Esprimiamo la diversità: è un fascio di luce bianca, quando un raggio di sole incontra una goccia d’acqua e la luce del sole si divide nei colori. E si separa per una grande illusione. In classe descriviamo i nostri sogni, perchè è così che vediamo. Prendiamo spunto dalle esperienze degli altri. Tutti abbiamo una vita diversa da vivere. Dobbiamo cadere e rialzarci, trarre insegnamenti per diventare grandi.
La quinta sfida è un’azione. Sei nel quinto cielo, il Cielo di Marte, dove sono i più alti desideri. L’idea parla dell’errore, da cui nasce qualcosa di nuovo. Iniziamo ad usare la parola per salvare qualcuno. Facciamo agli altri ciò che vorremmo che gli altri facessero a noi. L’obiettivo è creare con le nostre storie un ponte verso il futuro per vivere il presente al meglio, perchè il tempo è un muro da superare. Questa cosa accade se i docenti raccontano le loro storie personali senza paura, perché vogliamo superare i muri che non fanno costruire i ponti, per provare l’emozione di sapere che questo avviene qui, perchè lo facciamo noi, insieme. L’aula è disegnare le parole. Questa visione vuole ridurre le disuguaglianze.
Un laboratorio di testi parole e melodie, da un pezzo di canzone, per unire esperienze di persone, per raccontare collegando situazioni diverse e ridurre le disuguaglianze. L’idea da mettere in pratica è questa. La docente sceglie una canzone e ognuno trova una parola, un ritmo che gli fa ricordare un’esperienza vissuta, personale, positiva o negativa. La canzone viene interrotta. Ognuno racconta la sua esperienza collegandosi a una parola del testo o a una melodia che gli ricorda un avvenimento che vuole condividere. Così un unico testo musicale legherà esperienze diverse. E avendole raccontate d’avanti a tutti, si abbatteranno le disuguaglianze, perché la musica ha il potere di unire ciò che apparentemente è diverso.
La sesta sfida è un’azione. Sei nel sesto cielo, il cielo di Giove, dove sono i voli e i canti, come se fossi un’ora sola con papà, indietro nel tempo. L’idea parla della musica che porta via dalle cose negative. Condividiamo con gli altri per non arrenderci. Non siamo mai soli, ma collegati agli amici. L’obiettivo è rischiare di sbagliare, in modo da trovare cose nuove per credere in noi con gli altri. Questa cosa accade se i docenti sono sinceri ed elastici, perché vogliamo superare il rifiuto del cambiamento, per provare l’emozione di quando i libri ti illuminano e ti fanno viaggiare. L’aula è un posto dove aggiungere molti colori alla giornata. Questa visione serve a sostenere la salute e il benessere.
La libertà è un libro aperto. Noi vogliamo essere aperti come un libro pieno di cose nuove. La libertà è l’apertura dei libri per aprire le cose. Le persone temono la scuola, ma è un luogo familiare. Tu vedi i compagni tutti i giorni, ci puoi parlare. Dovremmo imparare a starci. La scuola si deve apprezzare, così non siamo mai soli.
La settima sfida è una visione. Sei nel settimo cielo, il Cielo di Saturno, il posto della sapienza e della meditazione, dal colore di oro splendente, come se tu fossi un’ora sola con mamma, indietro nel tempo. L’idea parla delle emozioni che liberano, si sta insieme e ci raccontiamo le vite. Non siamo mai soli, ma collegati agli amici. L’obiettivo è rischiare di sbagliare, in modo da trovare cose nuove per vivere il presente al meglio, perchè il tempo è un muro da superare. Questa cosa accade se i docenti mandano al diavolo il programma, in nome dell’amore per gli studenti, perché vogliamo superare la paura: va via facendo esperienze, per provare l’emozione di sviluppare i poteri della libertà. L’aula, più che un’aula, è una biblioteca con la musica, aperta anche di notte. Questa visione promuove l’energia pulita e accessibile.
DigitalWorld è un mondo digitale ambientato nel mondo reale. Puoi fare cose che nel mondo reale non puoi fare, per esempio visitare un posto che non puoi raggiungere. Puoi costruire legami. Non sei mai solo, ma collegato agli amici, nuovi e vecchi e a giocatori che potrebbero diventare tuoi amici. Il gioco è una piattaforma per essere amici, per conoscere l’irraggiungibile. L’obiettivo è non rimanere soli, ma di giocare in compagnia, dimostrare quello che siamo creando il nostro personaggio con le nostre caratteristiche fisiche, caratteriali, non quello che sembriamo dietro ad uno schermo. In DigitalWorld i docenti raccontano le loro storie personali senza paura e insegnano senza l’aiuto dei libri. Tu scopri le strade che ti aiutano a crescere. Non strade che non portano da nessuna parte. Trovi l’emozione di parlare di cose che ami con altri giocatori e di non vergognarti di ciò che parli. L’aula diventa un posto digitale, per giocare con chi vuoi, quando vuoi, con tutti gli oggetti tech che ti aiutano a imparare senza sforzi. DigitalWorld è un gioco che serve a sostenere la salute e il benessere.
L’ottava sfida è un’azione. Sei nell’ottavo cielo, il Cielo delle Stelle fisse, delle innumerevoli lucerne illuminate, come se fossi capace di rivelare a tuo padre il futuro. L’idea parla di giochi che significano tante cose. Si collegano i mondi digitali ai luoghi del nostro spazio fisico. Le persone giocano tanto e diventano migliori. L’obiettivo è motivare le persone giocando per non arrendermi mai. Questa cosa accade se i docenti ci cambiano la vita, perché vogliamo superare la struttura rigida della scuola, per provare l’emozione di parlare di cose che amiamo. La nostra aula è dove, giocando a calcio, si capiscono le leggi della fisica. Questa visione può aiutare le città e le comunità ad essere sostenibili.
Io mi alzerei ogni giorno alle 5 del mattino per…
Perché, anche se gli adulti non sono d’accordo, Io credo che…
Come quando da piccola mi divertivo a…
In questo momento, davvero vorrei essere…
Si va nel passato per anticipare il futuro: ognuno torna indietro nel tempo, per incontrare, come in uno specchio, il padre e la madre. Dice, al padre o alla madre, qualcosa del futuro: un’epifania.
Ti trovi nel passato e incontri uno dei tuoi genitori quando aveva la tua età.
Hai soltanto un’ora di tempo da trascorrere con lei, con lui nel passato…
Cosa le/gli riveleresti del futuro
C’è un po’ l’idea che i futuri migliori delle nostre vite si possono compiere in quello spazio-tempo in cui vorremmo saper dire loro cosa siamo diventati e come è cambiato il mondo dopo, quando saremo giunti in fondo alla nostro viaggio formativo, quando avremo portato a robustezza, o a fragilità, il nostro desiderio di fare, inventare e scoprire, quando appunto la missione di nostro padre e di nostra madre, remota, si compie.
In questo viaggio, delicato, intimo e personale, di fragilità e di fiducia familiare, lungo la nostra vita, sulle spalle dei nostri genitori e con i nostri genitori alle spalle, non siamo mai soli. Incontriamo grandi difficoltà, ma anche passioni e amori profondi.
Se siamo fortunati, così come quasi sempre siamo, incontriamo persone significative con cui ci mettiamo in risonanza, perché per le stesse cose per cui ci siamo alzati alle cinque del mattino, sono già andati a vedere l’alba e hanno fatto, hanno vissuto e creato prima di noi. E ora sono liberi. Sono giunti in un porto. E porto dopo porto, alimentano conoscenza, anche per gli altri. Sono lì. Ci sono. sono presenti. Possono testimoniare.
Le nostre Maestre, i nostri Maestri, ci sono. Quelli che ogni giorno cambiano in un momento preciso della nostra esistenza il senso della nostra vita. Quelli che ci fanno crescere a scuola, che ci fanno diventare uomini e donne. Ci sono e rispondono all’appello, perché noi possiamo essere, domani, veramente, un Io ed un Noi vero e onesto.
Per quanto imperfetto, sarà ispirato da questo cammino, dall’Io al Noi. Ragazze e ragazzi lo capiranno meglio fra qualche anno, forse nel 2030, per averlo praticato veramente nel tempo prossimo a venire della loro esistenza.
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